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Milano. Fino al 18 dicembre, al Manzoni è di scena "Tante belle cose"
02 12 2011 (Teatro)
Dal 29 novembre al 18 dicembre è di scena al teatro Manzoni di Milano la commedia “Tante belle cose", scritta da Edoardo Erba e diretta dal regista poliedrico Alessandro D’Alatri.
Protagonisti quattro attori interessanti e molto bravi, Maria Amelia Monti, Gianfelice Imparato, Valerio Santoro e Carlina Torta.
Le scene, due location suddivise tra un esterno e un interno (la casa di Orsina strapiena di oggetti), è affidata a Matteo Soltanto, i costumi sono di Giuseppina Maurizi e le luci sono affidate a Adriano Pisi.
La storia ruota intorno ad Orsina (Maria Amelia Monti) una donna semplice e sincera, capace di grandi gesti di generosità, aperta e chiacchierona con un solo grande difetto; accumula una serie incredibile di oggetti, perché ciascuno di essi conserva per lei un ricordo, un pensiero o semplicemente può essere riutilizzato ed essere utile di nuovo a qualcuno. Seguendo questa sua filosofia ha riempito la sua casa di un’infinità di oggetti, creando un malumore generale nel palazzo e spingendo gli inquilini ad accusarla di generare olezzo e sporcizia. Nel frattempo nella vita di Orsina è entrato casualmente Aristide, un uomo che le aveva chiesto solo di farle delle punture e invece si trova coinvolto nella vita di questa donna; giorno per giorno comincerà a capire le idee di Orsina e cosa la spinge a conservare ogni piccolo oggetto, che la maggior parte delle persone potrebbe considerare superfluo.
Alessandro D’Alatri, lavorando sul testo di Edoardo Erba, ben scritto e dal ritmo avvincente, ha regalato al testo un senso di universalità; la storia di Orsina e del suo disagio potrebbe essere la storia di qualcuno che conosciamo o addirittura di qualcuno di noi. In un lavoro di collaborazione e comprensione tra regista, autore e attori il risultato è un racconto divertente ma anche delicato, capace di coinvolgere, di far sorridere, ma anche di commuovere, comprendendo le sfere del sentimento senza forzare troppo o cadere nel patetico. Gli attori, tutti e quattro, sono riusciti a dar vita a dei personaggi reali, verosimili; soprattutto la Monti e Imparato sono riusciti a costruire un giusto equilibrio senza eccedere mai, raccontando teneramente di due anime perdute che si trovano e che il destino accompagna in un cammino difficile ma necessario per arrivare a un punto comune.
Il grande pregio dello spettacolo è quello di riuscire a mostrare con uno sguardo poetico una fragilità umana, in questo caso l’incapacità di eliminare delle cose dalla propria vita, ma potrebbero essere anche altre, ma con un linguaggio ironico e mai patetico.
La musica è affidata a Cesare Cremonini che è riuscito a trovare note che sottolineano con grazia e delicatezza i passaggi fondamentali del testo e ha regalato una dolce melodia nel finale che rapisce lo spettatore e accompagna i protagonisti verso un finale inaspettato.
(Tamara Malleo)