Dovevo tornare alle 17.30, ma grazie all'ineffabile Trenitalia (treno da Bellinzona, convoglio italiano e non svizzero, in ritardo di un'ora; a cascata, poi, le coincidenze perse e ritardi ulteriori da Milano Centrale hanno completato il quadro, confermando ancora una volta l'ormai celeberrima maledizione ferroviaria del Cremonini!) sono tornata solo alle 21.30 ... Nove (!) ore, al posto delle regolamentari cinque, per lasciare la deliziosa Locarno (il Lungolago Motta è TROPPO carino e la vista del lago che avevo dalla finestra dell'albergo era semplicemente incantevole) e sbarcare nell'afosa e cementizia Mestre. Ahimè, nel cambio mi sa che non ci ho mica guadagnato tanto!
Che bella, l'esibizione di Locarno ... un set di soli 50 minuti, è vero (addirittura, essendo in Svizzera, patria della puntualità, è iniziato con 5 minuti di anticipo, alle 20.25!!), ma assaporati in un'atmosfera allegra e calorosa totalmente diversa dal solito, e con tutto che, sul piano tecnico, è filato via più liscio dell'olio!
I cancelli, lo avevo letto nel sito ufficiale del Festival, si aprivano alle 19.00. Arrivo - una gran bella passeggiata a piedi di 20 minuti, costeggiando il Lungolago di cui sopra - in Piazza Grande solo verso le 19.45 e già penso di essere spacciata quanto alla visuale. Macchè. Pur essendo già piena di gente la piazza, noto che gli svizzeri se ne stanno belli larghini, senza accalcarsi, e quindi eccomi con
nonchalance a fare lo slalom col mio vestitino rosso tra un varco e l'altro nei capannelli di gente che chiacchierava serafica, fino a che non arrivo a ridosso della transenna! Tuttavia me ne discosto subito, ripiegando per una comunque ottima quarta fila (da dove ho visto tutto lo spettacolo alla grande: davanti a me, per l'unica volta credo in vita mia, avevo solo ragazze basse come me od anche più!

). Motivo? Data la distanza minima tra palco e transenna, e dato che il palco era molto elevato, a stare in prima fila non si vedeva per nulla il pianoforte di Cesare. Il che per me è pura eresia, notoriamente!
Il palco (photo by @cesarece - Twitter):
http://yfrog.com/h79dhpzj
Piantatami lì in quella magnifica posizione, mi guardo un po' attorno. La lingua più diffusa che sento parlare nei pressi è l'italiano (strano l'accento ticinese ... mi aspettavo qualcosa di fighetto e un po'
blasé, ed invece assomiglia a una specie di bergamasco bello robusto, un po' da boscaioli), ma di gente venuta apposta dall'Italia non mi pare di notarne altra, a parte me! Al di là della transenna alla mia destra noto poi Ginevra parlare con un Walter tutto vestito di verde militare, che per questo - e per l'espressione super-seria - mi ricorda un po' Tom Berenger in Platoon!

Il vederli mi fa entrare già più in modalità "clima concerto di Cesare" ... fino a quel momento infatti avevo la distinta sensazione di partecipare ad una simpatica e rilassata festa campestre, così diversa dalla calca debilitante e sudaticcia che mi aspettavo!
Alle 20.25, per l'appunto con cinque minuti di anticipo tipicamente svizzeri, parte l'intro nuova di Mondo (niente Cercando Camilla registrata, qui, perchè è un vero e proprio mini-HJF lievemente riveduto e corretto, super-rock, con in più She Belongs To Me rispetto a Mestre - unico brano dall'atmosfera più "morbida" in tutto il set, ma è la ciliegina sulla torta!

- e con in meno Marmellata #25 e Le sei e ventisei).
La scaletta del set di Locarno (photo by @cesarece - Twitter):
http://yfrog.com/ki5w2nj
Decisamente questo è un pubblico non venuto apposta per lui (anche se a fine set di Cesare ho fatto conoscenza con una ragazza di Chiasso, Teresa, venuta tanto per lui quanto per i Roxette e supersimpatica, come pure sua mamma che l'accompagnava. Teresa era anche a Monza, ed è persino iscritta a questo forum! Le ho detto di Mantova e del recupero-brani voluto da Cesare in quella data a beneficio degli "eroi" monzesi, cosa di cui lei non sapeva nulla!). Su Mondo non sento, a dire il vero, tutto questo calore, ma è solo una breve "fase di studio", perchè già da Dicono di me si va in netta progressione geometrica con l'entusiasmo della folla. Al terzo pezzo - PadreMadre - quell'istrione di Cesare già è lì che trascina tutta la piazza in una serie di SHALALALA!!! ben più partecipi, per dirne una, rispetto a quelli da me sentiti a Piazzola sul Brenta!
Anche gli inviti a darsi da fare con le mani vengono recepiti con entusiasmo dalla folla, che non canta durante i brani (immagino proprio che la gran maggioranza dei presenti non li conoscesse) ma in compenso esplode con calore spellandosi le mani e urlando tra brano e brano. Cesare ha un'espressione radiosa e così anche i ragazzi della band.
Io me la godo da matti, non solo per la qualità altissima di questo mini-concerto ma anche per il fatto di vedere Cesare così a suo agio, cullato da un calore che non sapevo esattamente se aspettarmi.
Per inciso le luci, ovviamente, NON sono quelle abituali del tour

(e manca pure - com'è ovvio anche in questo caso - lo schermo a fascia che scorre con i contenuti video). In compenso ci sono due gran bei megaschermi ad ottima definizione, ai due lati del palco. A me non servono, perchè da dove sono posso veramente contare i peli della barba tanto al Cantante quanto a Morelli ... tuttavia c'è un momento in cui li guardo sì, i megaschermi: Il Pagliaccio (alla quale, in ossequio al set di fattura super-rock, come già all'HJF, Cesare ha sfilato via l'assolo finale pianistico ... vabbè, lo perdono, ma continuo a credere che l'assolo non la renda meno grintosa, anzi!

).
Il Pagliaccio in concerto è sempre lievemente penalizzata, sul piano "scenico", dal suo dare sostanzialmente la schiena, chino sul pianoforte, a noi del pubblico. Grazie ai megaschermi di Locarno ho invece potuto guardarlo in faccia, in primissimo piano ravvicinato, per tutto il tempo mentre la cantava. Uno spettacolo nello spettacolo

. Passionale, drammatico, attoriale, a tratti mi pareva uno di quei volti degli eroi omerici che illustravano il mio libro di epica al ginnasio ... un Ulisse, un Aiace ... Maestoso a vedersi. Tanti brividi in più, ad arricchire una canzone che già di suo sa commuovermi come poche.
Ma la cosa più "unica" ed irripetibile da parte di Cesare, a Locarno, sono sicuramente state le presentazioni dei brani in ... lingua inglese!!

Un ottimo inglese, un bellissimo accento ... ma io ho riso tanto perchè, se è vero che globalmente la popolazione di Piazza Grande la sera di giovedì 14 era linguisticamente eterogenea, in rappresentanza delle molte anime della Svizzera (me ne sono resa conto solo all'uscita: pareva davvero la Torre di Babele!), al contrario io lì nelle prime file ero attorniata da ticinesi che ridevano e gli dicevano: "
Ma parla in italiano, va' là!"

Bello davvero, in ogni caso. Sono fiera e felice di "esserci stata"!
Modificato da Alberta, 16 Jul 2011 - 15:15.