Con la carenza di memoria storica che in molti casi contraddistingue noi che viviamo nell'era moderna, dove anche le notizie di cronaca si consumano alla velocità della luce, usandole e gettandole, spesso si pensa "una volta no, che non era così", "evviva i bei tempi andati, dove tutto era più puro" etc.
Ma non è proprio così ... Vorrei citare a tal proposito un eloquente passo del libro autobiografico di Claudio Baglioni "Il romanzo di un cantante", edizioni LatoSide, 1978, pagg. 9-11, che fin da piccola (avevo 13 anni e mezzo quando comprai questo libro, che ora perde letteralmente i pezzi!) mi impressionò molto; descrive la situazione a cavallo tra la metà degli anni '60 ed i primissimi anni '70:

"Mi dissero subito di lasciar perdere, mi dissero: 'Con queste canzoni non puoi combinare niente', poi una frase un po' diversa: 'Con queste canzoni farai successo', ma intanto erano passati due anni nei quali avevo conosciuto una serie di squallidi personaggi che vivono nel sottobosco discografico e musicale, impresari che non si sa bene che facciano, scuole di canto, manifestazioni e festivals parrocchiali, tutte cose forse oggi scomparse.
Questo ambiente io lo vivevo abbastanza dall'esterno come cantante e autore, ma cercavo di capirlo perchè, da spettatore, mi interessava capire ... tutti questi strani meccanismi che scattavano per chi era intenzionato a cantare, prima di fare un disco o comunque entrare in contatto con una casa discografica; molte delle persone che prima o poi sono riuscite a incidere un disco sono passate per queste 'organizzazioni', che poi erano delle camorre, mafie, come le famose 'scuole di canto', dove insegnano, o insegnavano, a cantare, cioè ad usare bene le corde vocali; in realtà si verificava una completa violenza nei confronti della personalità di chi era intenzionato ad imparare, e parallelamente una pericolosa operazione di sottocultura; l'insegnamento si basava sulla ripetizione meccanica delle canzoni di successo del momento, quando andava bene, o addirittura si prendeva a modello il repertorio più tradizionale, 'Granada' o le canzoni napoletane o romanesche da cantare a voce spiegata.
Un'ora di lezione costava dalle duemila alle cinquemila lire, e c'era la fila per ricevere queste lezioni. Affiancate a queste scuole c'erano le piccole organizzazioni di spettacolo, con nomi o sigle che non avevano nessun significato, ma c'era sempre la parola 'internazionale', anche se ti mandavano a cantare nella più sperduta piazza d'Italia. Queste organizzazioni usavano i cantanti che andavano nelle scuole di canto per fargli fare le feste di piazza, ovviamente senza retribuzione, mentre gli organizzatori vendevano tranquillamente lo spettacolo ed i cantanti, che già pagavano le lezioni della scuola, dovevano spostarsi a loro spese per partecipare a queste cose, definite 'Manifestazioni promozionali' ...
Questi erano i personaggi organizzati, ed erano tanti e probabilmente ne esistono ancora molti; era il periodo, quello che mi ricordo io, dove in Italia si svolgevano uno o due festival al giorno, feste parrocchiali, regionali, rassegne, ribalte, l'ora del dilettante, del quasi professionista eccetera ...
Questo contribuiva ad aumentare il caos in cui ci ritroviamo tuttora, la mancanza effettiva di basi, di una formazione musicale e culturale su cui poggiare per andare avanti e fare un lavoro serio; è chiaro che la colpa non è solo di queste scuole di canto, ma certamente queste scuole non aiutano minimamente ad uscire dalla confusione ... In realtà non ti insegnavano neanche a cantare, non c'era neppure un insegnamento, c'era un maestro di piano, un pianista, che ti accompagnava e tu cantavi sul suo accompagnamento, al limite potevi comprarti il disco e cantarci sopra, era quasi la stessa cosa. Il maestro al massimo ti poteva dire che eri squadrato, o che a un certo punto avevi stonato, o ti dava dei consigli di interpretazione dicendoti: 'A questo punto fai questo gesto' ...
Sembra una storia da ridere però c'è stata molta gente che ha sofferto, e ancora soffre, di questa cosiddetta istruzione musicale, di questa mentalità, ma, senza andare troppo indietro nel tempo, ancora cinque o sei anni fa c'era gente che faceva le prove davanti allo specchio prima di andare a cantare in televisione; era uno dei consigli che si davano, provare tutti i gesti per sottolineare i vari momenti del testo della canzone ...
Oltre agli organizzatori c'erano i cani sciolti, gli occasionali, gli impresari improvvisati, i falsi discografici 'Vieni con me, penso a tutto io, adesso entriamo in una sala di registrazione', ed erano personaggi pericolosi; poi c'erano gli autori, pericolosissimi, che magari si appropriavano di una tua canzone dicendoti che però dovevano firmarla anche loro, perchè solo loro avevano la possibilità di farla sentire ad una casa discografica ...
Quindi c'era una serie di barriere spaventose prima di poter arrivare alla soglia di una casa discografica, dei filtri completamente negativi che hanno tranciato molte ambizioni, molti talenti forse buoni, autentici, che si sono impantanati in queste situazioni mafiose".
Modificato da Alberta, 23 May 2010 - 21:26.








