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Gertrud, di Hermann Hesse


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#1 Cavalierenero

Cavalierenero

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Inviato 10 Jul 2009 - 00:17

E' la storia d'amore di un suonatore di violino. Ma molte delle parole tenere e affettuose, e molte delle frasi dolci e delicate che porta con se, funzionano bene anche per descrivere le emozioni raccontate dalla musica leggera e, in particolare, dalle canzoni d'amore :) .

Sicuramente è uno dei romanzi che hanno contribuito a far guadagnare il premio Nobel per la letteratura a questo straordinario scrittore tedesco.

Mi era capitato di leggere questo romanzo per la prima volta nell'autunno del 1989, direttamente in tedesco, quando stavo in Germania a seguire le lezioni di Jurgen Habermas a Francoforte. Avevo giurato che non avrei mai e poi mai toccato una delle traduzioni italiane già pubblicate, fino al momento in cui non avessi finito io una traduzione mia di tutto il romanzo intero. E ho mantenuto la promessa! ;) Il 27 ottobre del 2008, cioè 19 anni dopo, ho cominciato a ritradurre il romanzo per conto mio. La ritraduzione è ancora in corso, ma posto qui volentieri il primo capitolo, relativamente breve e di facile lettura, per offrire un assaggio, spero in un italiano non cattivo, di ciò che in tedesco era un capolavoro :)

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Primo capitolo


Se provo a portare il mio sguardo indietro nel tempo, e a guardare la mia vita da fuori, come se fosse vista da un estraneo, non mi sembra che la si possa definire particolarmente felice o fortunata.

Tuttavia non potrei mai dire che è stata più sfortunata e infelice di quel che doveva essere, nonostante tutti gli errori che ho commesso. In fin dei conti, credo sia una grandissima stupidaggine interrogarsi con troppo zelo su quanto ognuno di noi è stato fortunato o sfortunato, giacché, credo che mi costerebbe più fatica disfarmi dei miei giorni più tormentati dalla sventura, di quanto non lo sia per tutti gli altri giorni che meglio sembravano baciati dalla sorte.

Comunque sia, se nella vita di ogni uomo è importante accettare di buon grado tutto ciò che è ritenuto ineluttabile, se è parimenti importante gustare nel profondo del cuore tutto ciò che si può trarre di intenso sia dal bene che dal male ben sopportato, e se è veramente possibile conquistare per se stessi un destino interiore più unico, irripetibile e meno dovuto al caso e alle accidentalità  occasionali, allora mi sembra di poter dire che la mia vita, tutto sommato, non è stata né povera, né brutta.

Sarà pur vero che, come è successo a tanti altri, ho dovuto sopportare tutto ciò che di ineluttabile ci viene inflitto da forze oscure che paiono sottomesse a un potere divino. Ma tutto quanto c’è di profondo e intimo nel mio destino, credo sia opera mia. Per tutto ciò che si è potuto trarre di dolce o di amaro dalle mie travagliate vicende, credo di poter dire grazie solo a me stesso, e, parimenti, caricarmi addosso tutte le responsabilità che ciò comporta.

Negli anni passati, ci sono stati momenti in cui ho provato il desiderio di diventare poeta. E penso a che ne sarebbe di me se ora lo fossi davvero. Di sicuro non resisterei alla tentazione di ricostruire le trame recondite della mia vita, e rimontare indietro, fino alle tenere ombre dell’infanzia, fino alle fonti meravigliose dei miei primissimi ricordi, teneramente protetti e salvaguardati.

Ma il possedimento di questo tesoro prezioso mi è talmente caro e santo che non potrei mai rovinarlo con le mie stesse mani. Quindi, riguardo alla mia infanzia, posso solo dire che è stata bella e serena; che mi è stata concessa la libertà di scoprire da solo le mie inclinazioni naturali e le doti che avrei potuto sviluppare; che ho avuto il permesso di creare in maniera autonoma tutto ciò che poteva costituire le mie gioie più sacre e i miei dolori più intimi e sofferti; e che ho avuto la possibilità di considerare il futuro non come losca trama che mi venisse scaraventata addosso dall’alto da un demone minaccioso e potente,  bensì come speranza e conquista realizzata attraverso l’esercizio delle mie proprie forze.

In tale condizione, sono passato attraverso le aule di scuola senza grosse perturbazioni. Ero considerato uno studente poco simpatico, scarsamente dotato ma tranquillo e placido. Uno di quelli che si lasciavano accontentare con poco e facilmente, perché incapaci di sopportare sollecitazioni troppo violente.

Intorno all’età di circa sei o sette anni, capii che il potere invisibile, misterioso e affascinante della musica sarebbe arrivato ad afferrare il mio cuore con una forza irresistibile, e avrebbe cominciato a regnare su di lui imperiosamente.
Da quel momento in poi, questa celestiale arte che mette l’amore e la bellezza nei suoni diventò il mio piccolo mondo personale e intimo, il mio rifugio adorato, e un meraviglioso paradiso in terra che nessuno avrebbe potuto rubarmi, che non poteva essere sminuito in nessun modo, e che non avrei mai voluto condividere con nessun altro.

Ero musicista! Nonostante fosse evidente che non avevo imparato a suonare nessuno strumento prima del mio dodicesimo compleanno, e nonostante il fatto che, da bambino, non ci pensavo neanche lontanamente all’eventualità che avrei potuto guadagnarmi il pane  grazie alla musica.

Da allora in poi tutto è rimasto com’era, senza che nulla di essenziale andasse incontro a cambiamenti, e perciò, se provo a ripercorrere nella memoria le varie tappe che hanno scandito la mia vita, trovo che non è variata granché, non ha acquistato tanti nuovi colori o tante nuove forme, come se fin dall’inizio si fosse potuto paragonarla a una melodia accompagnata da un unico accordo fondamentale, o come se fosse da sempre rischiarata dalla luce di una sola stella.
Non importava granché che fosse buono o cattivo tutto ciò che si muoveva intorno a me. Comunque andassero le cose, la mia vita interiore non aveva subito cambiamenti. Potevo rimanere in balia delle onde per lunghi periodi di tempo, navigare in mari burrascosi, in acque straniere e lontane, senza scrivere note su un pentagramma, senza toccare strumenti. E, nonostante ciò,  c’era sempre una melodia segreta che, in ogni ora del giorno, scorreva come sangue vivo dentro le mie vene, o si sollevava ad accarezzare il filo delle mie labbra per farsi cantare. C’era sempre un ritmo e una manciata di battute scandite nella maniera che meglio si confaceva a regalare pulsazioni al mio respiro e alla mia vita.

Per quanto ansioso io fossi, nel percorrere le vie più disparate e varie verso la redenzione, verso l’oblio o verso il desiderio di essere libero da condizionamenti. E, ancora di più, per quanto anelante io fossi nei confronti dell’idea di un Dio onnipotente dispensatore di giustizia; per quanto io fossi assetato di conoscenza profonda e di pace, ho trovato tutto ciò solo ed esclusivamente nella musica.

Che fosse Bach o Beethoven, non aveva importanza. L’importante era che la musica avesse il proprio giusto diritto di cittadinanza nel mondo. Che vi fossero occasioni in cui il cuore di ogni uomo potesse lasciarsi cullare dolcemente da un’armonia celestiale, o da un ritmo che scandisse i suoi battiti facendolo vibrare di commozione.

Tutto questo, per me, ha sempre rappresentato una profonda consolazione che si rinnova di volta in volta, e una giustificazione della legittimità di tutto ciò che vive e respira nel nostro mondo.

Oh musica! Una melodia affiora nella tua mente come un caro ricordo lontano. La canti dentro di te, senza voce, e ti lasci conquistare da lei fino a che il tuo essere ne rimane completamente impregnato, lasciando cadere nel grembo di lei ogni tua forza e ogni tuo moto interiore. Nei magici momenti in cui vive dentro di te, quella melodia sublime riesce a spegnere nel tuo animo l’influenza nefasta di tutto ciò che può essere considerato casuale, cattivo, rozzo o triste. Trasforma il mondo intero in una meravigliosa cassa di risonanza. Rende leggero tutto ciò che risulta pesante senza di lei. Sblocca tutto quanto c’è di rigido nei tuoi sentimenti, e fa sì che essi possano volare in cielo dotati di ali agili e flessuose! Un miracolo di questo genere può essere messo in pratica anche solo dalla melodia semplice di una canzone popolare! Lo struggente abbraccio di suoni che si confrontano regalandosi dolcezza reciprocamente. L’armonia suprema che viene prima di ogni cosa! E’ sufficiente udire l’incontro armonioso fra due o più suoni ben accordati. Fosse anche un semplice scampanellio riportato nell’aria ad eco, e già è in grado di nutrire l’animo con una sensazione di godimento e di grazia profonda e intensa. Un abbraccio armonioso che si espande e cresce, man mano che altri suoni si aggiungono a lui per  renderlo più vario e sciolto. Una girandola festosa che talvolta può accendere e infiammare il cuore e farlo tremare sotto una poderosa scossa di sensazioni deliziose, come nessun’altra voluttà può fare.

Fra tutte le rappresentazioni di pura beatitudine, immaginate e sognate dai poeti e dai narratori dei popoli di tutto il mondo, quella che mi ha da sempre affascinato di più, e che mi è sembrata più intima e profonda, è quella che ci porta a raffigurare nella nostra immaginazione l’armonia delle sfere. Ho avuto più volte occasione di accarezzare tutto questo nei miei sogni più profondi e dorati. Provare a indovinare l’equilibrio con cui si regge l’insieme delle parti che costituiscono l’Universo. E, nello spazio di un solo battito del cuore, ascoltare la più riposta, segreta e originaria armonia che tiene insieme tutti gli esseri viventi!

Ahimè! Ma allora come mai la vita di tutti i giorni è così confusa, disordinata e bugiarda? Com’è possibile che nel cuore degli uomini possano brancolare tante menzogne, tanta cattiveria, invidia e odio? Dunque com’è possibile tutto ciò?! Quando è invece evidente che perfino la canzonetta più semplice o la musica più modesta che si possa udire sulla faccia della terra, predica in maniera chiara che purezza, armonia e gioco fraterno di suoni felicemente accordati fra loro possono spalancare il Cielo!

Ma si può forse dire che io ho veramente il diritto di andare in collera e di rimproverare qualcuno? Quando invece, con tutta la buona volontà di cui ero capace, non sono comunque mai riuscito a trasformare la mia vita in una canzone d’amore o in una musica pura!

Nel profondo del mio cuore, avverto in maniera chiara una voce insistente che mi sprona senza tregua; mi sento braccato da lei. E sento dentro di me una assetata richiesta di suoni grandi e maestosi, che si perdono in lontananza, o di suoni dolci, incantevoli e compiaciuti per la beatitudine che esprimono.

Ma nei miei giorni non vedo altro che caso e dissonanza,  e qualunque sia la direzione in cui rivolgo il mio sguardo, qualunque sia il luogo immaginario o terreno presso cui vado a bussare, non ce n’è uno che sia in grado di restituire risposte chiare e forti alle mie domande.

Non occorre aggiungere altro su quanto già detto. Ora devo cominciare a raccontare ciò che deve essere veramente raccontato.

Se provo a riflettere sul perché sto scrivendo questi fogli. Se qualcuno mi domandasse per chi lo sto facendo. Se parimenti qualcuno mi domandasse chi, su di me, esercita forza e potere bastanti a reclamare confessioni e ad aprire una breccia nella mia solitudine, allora devo pronunciare il caro nome di una donna, che, non solo abbraccia una grandissima parte delle trame e delle vicende che hanno formato ogni capitolo del mio destino, ma può elevarsi sopra ogni cosa, come fulgida stella e simbolo altissimo.

#2 Jash

Jash

    La consigliera dei sogni

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Inviato 10 Jul 2009 - 08:20

Ora non ho il tempo necessario per poter apprezzare la tua traduzione!
Appena posso ripasserò perchè questo romanzo mi è molto piaciuto a suo tempo!  ;)



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