MILK
#1
Inviato 26 Jan 2009 - 01:23
Portatevi un fazzoletto. Il cuore lo avete già nel petto.
#4
Inviato 26 Jan 2009 - 14:47
Cesare a proposito di omosessualità che ne pensi dello scandolo che è venuto fuori per la canzone di Povia che presenterà al prossimo festival di Sanremo che s intitola Luca Era Gay e che ha fatto scalpore per il testo che parla dell ' omesessualità come una malattia?
#5
Inviato 26 Jan 2009 - 14:54
ce1992, il Jan 26 2009, 02:48 PM, ha scritto:
Su questa cazzata colossale bisognerebbe aprire un topic.
Io so solo che se avessi Povia davanti gli tirei un bel cartone tra la bocca ed il naso.
La vera malattia non è l'omosessualità la l'ingnoranza di persone come lui.
#6
Inviato 26 Jan 2009 - 16:21
cesare, il Jan 26 2009, 01:24 AM, ha scritto:
Oggi mi verrebbe da piangere anche guardando 3 ore consecutive zelig o colorado, mi sono persino commossa con la rima fazzoletto-petto
Sono appena andata a studiarmi il trailer, c'è pure James Franco nel cast (remember in Tristano e Isotta
#7
Inviato 26 Jan 2009 - 16:36
#11
Inviato 27 Jan 2009 - 16:20
Alberta, il Jan 26 2009, 04:37 PM, ha scritto:
#12
Inviato 27 Jan 2009 - 16:30
Anna'72, il Jan 27 2009, 04:21 PM, ha scritto:
Ottima scelta, Anna ... pensa, all'epoca io andai da sola a vedere "To die for" al cinema perchè nessuno dei miei amici voleva vederlo! In seguito acquistai anche il libro, in versione originale inglese, da cui era stato tratto, che è davvero notevole anch'esso, anche perchè ovviamente lì c'era lo spazio per poter sviluppare - in maniera molto più articolata che nel film - gli antefatti che avevano condotto alla nascita di una personalità tanto deviata come quella della protagonista
Modificato da Alberta, 27 Jan 2009 - 16:35.
#16
Inviato 30 Jan 2009 - 11:52
Quelle arrivano, per forza di cose, ma arrivano solo alla fine, dopo un paio d'ore trascorse a condividere con entusiasmo lo slancio, l' idealismo, la solidarietà, l'umanità, la fierezza, l'onestà intellettuale del protagonista e dei suoi compagni d'avventura ... mentre non puoi fare a meno di pensare che questi trent'anni, purtroppo, siano sostanzialmente passati invano.
#18
Inviato 30 Jan 2009 - 16:48
L'Unita-20/01/09- Delia Vaccarello
"Se conosceranno almeno uno di noi non potranno dire che siamo malati": lo dice Harvey Milk. Lo dice spesso, nel film di Gus Van Sant. Intende: guardate diritto negli occhi chi ci offende. Vuole dire non vi nascondete, uscite dal buio. Perché farlo? Per "noi": "non è questione di carriera o di interesse personale, è questione di noi". Lo dice parlando a quello che sarà il suo assassino. Sean Penn nei panni di Milk è bravissimo. A provocare una commozione a tratti struggente è il suo sguardo. L'attore ha la dolcezza, la pazienza, la dignità di una persona ferita che non si ferma mai. Non cede. Il suo sguardo non cede. Anche quando l'assassino, l'ex consigliere White, qualche attimo prima di sparargli gli chiederà di seguirlo nella sua stanza negli occhi di Sean Penn ci sono la pazienza, l'infinita pazienza, e la precisione, e la correttezza che occorre avere con coloro che sono animati da una carica omofobica. Vogliono la provocazione, la rissa, la guerra. Ma Harvey Milk sa che la sua battaglia non può abbassare la guardia della dignità. Quando al telefono lo raggiungono ragazzi di provincia offesi e disperati per gli attacchi di una campagna omofobica che vede l'alleanza tra le canzonette e certa politica (E' la California del 1978 ma quanto somiglia all'Italia di oggi) e che suggestiona i loro genitori, lui risponde: non lo fare, non ti suicidare, non credere a chi ti dice che sei malato, prendi un biglietto, vieni a lottare per la libertà. "Voglio reclutare ciascuno di voi", dice fin dal primo comizio improvvisato su una cassetta di legno per contenere il sapone. Lo ripete quando la folla dinanzi a lui è sempre più grande e aggiunge: "Per quanto possano picconare, nessuno di quei bigotti là fuori potrà cancellare le parole di libertà che fanno grande l'America". In ballo c'è la proposition 6: un referendum per togliere il lavoro agli insegnanti omosex. Attenzione: in anteprima mondiale il film è stato proiettato in California qualche giorno prima dell'elezioni presidenziali, quando c'era in ballo un'altra proposition, la 8, per abrogare le nozze gay. Il referendum ha battuto le nozze gay, ma il procuratore generale lo ha "disinnescato" perché non si possono, nel paese della uguaglianza, togliere diritti fondamentali ad alcuni cittadini. Ma la battaglia ideologica in America, come in Italia, ha toni non lontani da quelli dell'epoca di Milk. Le richieste del movimento gay sono viste come un attacco alla famiglia, laddove la lotta è tesa alla conquista della libertà, del "noi", di tutti. Certo a far la differenza tra ieri e oggi, è proprio la statura di Milk, che riesce a essere dopo tre sconfitte il primo politico dichiarato gay eletto. Quanti ce ne vorrebbero come lui? Il film è assolutamente un "must" (distribuito in Italia dalla BIM , nelle sale dal 23 gennaio, ieri proiettato in anteprima a Milano) per questa sua attualità che fa riflettere ciascuno di noi sul senso delle battaglie civili e su una idea di politica ben diversa dalla collusione con gli affari. "In politica non serve vincere, ma dire: eccomi, io ci sono", dice Milk. "Io ci sono", contro il suicidio di tanti gay che non ce la fanno. Uno dei suoi ex compagni tentò il suicidio e poi, guardate un po', fondò a New York la prima libreria omosex. Che strana oscillazione. E' vero che la vita di un essere cui le leggi non restituiscono dignità può essere distrutta facilmente. Ma è altrettanto vero che, se risorge, sa guardare lontano, sa fare grandi cose. E' sul confine tra vita e morte che si leva la grande opera di Milk. Harvey Milk dice a 40 anni: non sono ancora fiero di aver fatto qualcosa nella vita. A 48 muore come eroe di una politica che è passione per la libertà di tutti, amore per le vite degli ultimi. Come una specie di laico san Francesco animato da amore sacro per la libertà e i diritti civili. Smette la vita da economista a New York, riprende a vivere da hippie, per la libertà. Si spoglia di tutto Harvey, e sarà spogliato della vita. La sua vicenda ha una carica simbolica trascinante. Il film forse non è in grado di restituirla tutta, forse è troppo lungo, forse raccoglie dettagli che non fanno storia. Ma sono la recitazione di Penn e la storia di Harvey a farlo volare altissimo. Una storia che è anche una promessa di amore infaticabile. Ti fa pensare: solo chi, dopo di lui, sarà animato da uno spirito simile, profondo ed efficace, non tradirà la sua lezione di vita. Una lezione di forza, di speranza, di nobiltà per ciascuno di noi. Una lezione che ci recluta tutti. "
#19
Inviato 30 Jan 2009 - 17:26
Martina_Roma, il Jan 30 2009, 04:49 PM, ha scritto:
già solo questa frase si riattacca decisamente a tutto il discorso fatto sulle dichiarazioni di Povia.
Nel gattopardo dicevano che "Se tutto deve rimanere com'è, è necessario che tutto cambi".
Negli anni sono cambiate tante cose ma fondamentalmente è rimasto tutto uguale.
#20
Inviato 31 Jan 2009 - 01:13
Martina_Roma, il Jan 30 2009, 04:49 PM, ha scritto:
Sì, lo dice spesso, nel film ("... che non siamo malati ... che non siamo sbagliati!") ...
E lo dice - di fronte a manifestazioni di allucinante bigottismo redneck che paradossalmente sarebbero parse più anacronistiche dieci o vent'anni anni fa di quanto non lo sembrino oggi - con una forza accorata mista a dolcezza, a pazienza, ad una tenace perseveranza che sa diventare incrollabile determinazione. Con una lucida convinzione carica di umanità e di senso dell'appartenenza, che Sean Penn fa sua, vivendola e dandole luce ... Commovente.
EDIT: ho trovato, nel blog di Delia Vaccarello su L'Unità, il link al bell'articolo segnalatoci qui sopra da Martina ... interessanti anche i commenti degli utenti.
Modificato da Alberta, 31 Jan 2009 - 13:48.
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