è l'onere a cui ciascuno si sottopone se intende essere compreso esattamente dall'altro.
il silenzio parla..ma il parlare senza parole apre il problema non solo della sua interpretazione ma anche della sua legittimità: è sempre lecito,cioè,nel rispetto della relazione intersoggettiva,rimanere in silenzio o in determinate situazioni è doveroso usare la parole?
vi è quindi un'ambiguità esistenziale nella comunicazione attraverso il silenzio.
Esiste il silenzio dei mistici,il silenzio della pietà e del dolore, il silenzio della sofferenza e della solitudine, della sconfitta e allo stesso modo esiste il silenzio dell'arroganza,dell'aridità o povertà d'animo,della insensibilità e del cinismo.
la parola appartiene alla libertà, perchè usandola scegli una responsabilità di fronte agli atri,assumendosi l'onere di dire ciò che pensi o di mentire,l'onere di farti capire o di lasciarti fraintendere.
il silenzio quando viene usato al posto della parola risulta un'arma provvisoria,un'espediente temporaneo, un sostituto della parola quando vi è un pericolo; la parola resta il modo definitivo e libero della comunicazione.
trasformare il silenzio in un atteggiamento comunicativo definitivo significa arrogantemente sottrarsi alla responsabilità della parola, significa violare la parità esistenziale dell'altro, poichè sposta unilateralmente ed illegittimamente sull'altro quell'onere che è invece del parlante.
Modificato da Govinda, 14 Nov 2005 - 12:47.








